Diritti dei lavoratori: si profila un ritorno al passato?

Lavoratori delle miniere
Autore immagine: piervincenzocanale; licenza immagine: CC BY 2.0

Le teorie marxiste hanno dato un notevole contributo all’affermazione di movimenti operai che, dopo lotte secolari, sono, in parte, riusciti a liberare il popolo da condizioni di lavoro del tutto assimilabili alla schiavitù.

Per tutto l’Ottocento e parte del Novecento le condizioni lavorative in Occidente erano degne del peggiore film horror e il grado di sfruttamento della forza lavoro era altissimo. Anche se un tale sfruttamento continua sicuramente ad esistere, l’operaio dei nostri tempi può considerarsi molto più tutelato dell’operaio di qualche secolo fa (almeno dal punto di vista legale).

Tutti diamo, ormai, per scontato che i diritti acquisiti dai nostri avi siano intoccabili. Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Quello che sta accadendo in Europa negli ultimi anni sembra dimostrare l’esatto contrario. Cerchiamo di capire il perché.

Fino a qualche tempo fa, quando i partiti di sinistra dominavano la scena politica europea, era impensabile attuare leggi contro i lavoratori, ma nel momento in cui la vera sinistra ha collassato e si è fusa con le correnti centriste (dando vita a formazioni di centrosinistra) la tutela dei diritti dei lavoratori sembra essere sparita dal programma di questi partiti. L’Unione Europea sta approfittando della caduta del comunismo e della crisi delle sinistre per portare il suo popolo a una situazione antecedente alle lotte dei movimenti operai, eliminando molti diritti acquisiti nel corso di decenni.

E la cosa più brutta è che lo sta facendo, quasi sempre, con il consenso del popolo (la protesta francese, a cui stiamo tuttora assistendo, è stata l’unica degna di nota in un’Europa accondiscendente).

In Paesi come l’Italia il Governo è riuscito ad imporre il Jobs Act nel silenzio generale: se questa legge fosse stata varata trenta anni fa le proteste avrebbero interessato ogni settore fin forse ad assumere (addirittura) toni rivoluzionari.

I vari Jobs Act che i Governi Europei stanno approvando, sotto le pressioni dell’Europa e dei lobbisti che tengono sotto scacco gli organi comunitari, stanno per dare alle grandi aziende poteri enormi nella gestione dei licenziamenti creando un libero mercato in cui l’operaio diventa una merce come tutte le altre.

C’è, poi, da tenere in considerazione un altro fattore. Le guerre in Nord Africa e Medio Oriente stanno producendo una delle ondate migratorie più massicce di sempre verso l’Europa.

La disoccupazione, già dilagante per via della crisi economica, sommata a questo flusso esterno, potrebbe produrre una crescita esponenziale di quello che Karl Marx definiva esercito industriale di riserva. Secondo Marx la presenza di un gran numero di disoccupati, alimentando la concorrenza tra gli operai, garantisce un basso livello di salari opponendosi alle rivendicazioni di aumenti salariali.

Ma i migranti in tutto questo non hanno alcuna colpa in quanto sono, come noi, vittime del sistema, anzi lo sono ancor più di noi. Questo, però, sembrano non averlo capito i vari movimenti e partiti ultranazionalisti che stanno spuntando come funghi; essi sono una diretta conseguenza delle politiche Comunitarie e professano unicamente odio verso lo straniero, chiusura delle frontiere e uscita dall’Unione Europea, accettando, però, il male peggiore, ciò che ci ha portato a questo punto e finirà per distruggerci completamente: il ruolo centrale della merce.

L’insieme dei fattori sopracitati ossia le leggi ultraliberiste sul lavoro e l’elevato numero di disoccupati, in futuro, potrebbero toglierci diritti acquisiti in lunghi anni di lotte perché dove il lavoro scarseggia e i licenziamenti sono facili si accetta ogni condizione pur di non patire la fame.

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