Hitler e le multinazionali americane

Nei libri di storia e nella cultura di massa viene continuamente sottolineato il ruolo di primo piano che gli Stati Uniti hanno avuto nella sconfitta della Germania Nazista (spesso anche trascurando il contributo dell’Unione Sovietica, in assenza del quale il trionfo degli Alleati non sarebbe stato possibile).
Hitler viene indicato come il nemico mortale di ogni cittadino americano ma, in realtà, ben pochi sanno che la potenza tedesca non si sarebbe mai potuta realizzare senza l’aiuto di alcune tra le più potenti aziende statunitensi.

In particolare quattro multinazionali contribuirono a creare il “mostro nazista”: General Motors, Ford, Standard Oil e IBM.

Nel 1930 fu inaugurato il primo stabilimento Ford in Germania, nella città di Colonia. Inizialmente venivano prodotte solo auto civili ma, verso la metà degli anni ’30, il Governo tedesco comunicò ai vertici dell’azienda (a Detroit) che l’industria nazionale era impegnata nel riarmo. La risposta della multinazionale non tardò ad arrivare e così, in breve tempo, nello stabilimento di Colonia, venne avviata la produzione di fuoristrada militari. Da quel momento la filiale tedesca della Ford iniziò a lavorare a pieno regime per la Wehrmacht producendo più di mille veicoli al mese. Per assicurare i rifornimenti alla Wehrmacht si ricorse, addirittura, al lavoro forzato e le condizioni di vita degli operai della fabbrica tedesca erano disumane. La produzione di mezzi militari proseguì anche con l’inizio della guerra. Nel 1942 la città di Colonia fu pesantemente bombardata dagli Alleati, ma lo stabilimento fu risparmiato; fu poi bombardato nel 1944, ma subì solo lievi danni: evidentemente gli americani non avevano alcuna intenzione di distruggere la loro stessa industria.

Oltre alla Ford, anche la Opel (che faceva parte di General Motors) cominciò, verso la fine degli anni ’30, a costruire mezzi militari: l’Opel Blitz, costruito da Opel grazie ai finanziamenti di GM, fu essenziale per le prime vittorie tedesche e fu utilizzato per tutta la durata del conflitto.

Un’altra grande azienda statunitense che partecipò all’ascesa del nazismo fu IBM. All’epoca, IBM era proprietaria della Dehomag; quest’ultima forniva al Governo di Hitler gli strumenti per archiviare i censimenti utili ai fini della registrazione degli ebrei, ma anche a schedare i detenuti dei campi di concentramento, nonché a immagazzinare informazioni segrete del regime. Per tutta la durata della Guerra, IBM rimase proprietaria della Dehomag e fu, quindi, fornitrice ufficiale del Governo Nazista.

Ma un aiuto essenziale al Terzo Reich fu dato da un importante colosso petrolifero statunitense: Standard Oil. Negli anni ’30, l’industria chimica tedesca IG Farben aveva messo a punto un procedimento per creare benzina sintetica; tuttavia non poteva farlo senza un importante additivo: il piombo tetraetile. Così i vertici della IG Farben conclusero un accordo con Standard Oil per l’acquisto dell’additivo. La Standard Oil consegnò (attraverso la sua filiale di Londra) grandi quantità di piombo tetraetile, persino quando il rischio di una guerra era già molto forte (furono effettuate consegne anche alla vigilia dell’invasione della Polonia). La Germania, inoltre, aveva estrema necessità di petrolio perché il combustibile sintetico riusciva a soddisfare appena la metà del consumo nazionale di carburante e la Standard Oil, anche in questo caso, non si tirò indietro: le navi cisterne americane rifornivano i sommergibili tedeschi nell’Atlantico, aggirando i controlli inglesi.

Il petrolio di Standard Oil, I mezzi militari di Ford e Opel e gli strumenti elettronici di IBM hanno avuto un ruolo cruciale nell’ascesa della potenza tedesca.

Hitler non sarebbe mai stato in grado di scatenare la Seconda Guerra Mondiale senza l’aiuto delle aziende statunitensi!

Allo stesso tempo gli azionisti americani hanno realizzato grossi guadagni grazie al Regime Nazista!

Queste vicende sono la dimostrazione che, spesso, nella storia che studiamo vengono trascurati alcuni aspetti molto importanti per poter comprendere come abbia fatto una Nazione, pesantemente distrutta e penalizzata dalla Prima Guerra Mondiale, a costruire, in pochi anni, un impero così potente e creare, dal nulla, una macchina da guerra che stava per portare il mondo sull’orlo del baratro.

Fonte:
“La storia siamo noi: La doppia guerra Hitler e le industrie americane”

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